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Collana Pellicano Rosso, Morcelliana Brescia

Piero Stefani (ed.), L’«invenzione» del peccato. Prefazione di Piero Stefani, 2013 pp. 146, € 14,00.

Invenzione in che senso? In quello latino legato all'idea di trovare e rinvenire, o in quello corrente in base al quale si introduce nella realtà qualcosa che prima non c'era? Se si pensa al collegamento tra peccato e trasgressione l'alternativa non è così facile da sbrogliare. Anche Paolo ha affermato apertamente che dove non c'è legge non esiste neppure il peccato. Per navigare in questo agitato arcipelago sono molto utili i testi raccolti in questo volumetto a iniziare dall' ampio e rigoroso contributo proposto da Piero Capelli («Il peccato è accovacciato alla tua porta» (Gen 4,6-7). A esso seguono gli interventi di Amos Luzzatto dedicato alla ricorrente espressione biblica «I figli d'Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore» e quello di Eric Noffke che si occupa dell'universalità del peccato in Paolo. Chiude il libro un contributo di taglio analitico firmato da Marco Garzonio: «"Aprire gli occhi ed essere nudo: scoprirsi povero via della conoscenza. Il senso di colpa tra Bibbia e psicoanalisi».
   

Piero Stefani (ed.), Dalla Bibbia al Nabucco. Prefazione di Piero Stefani, 2014,  pp. 145, € 11,00.

Basterebbe il titolo del più noto fra tutti i cori operistici, il Va' pensiero, per capire l'esistenza di un legame tra la storia biblica e quella italiana. In realtà, come in tutti gli altri casi, anche in questo se si indaga più a fondo si vede che le cose in realtà più complesse, ma anche più affascinanti rispetto a quel che appare a prima vista. Per rendersene conto è sufficiente leggere questi contributi. Il primo di carattere storico-culturale, scritto da Francesca Sofia, riguarda l'identificazione dell'Italia oppressa con l'oppresso Israele; nel secondo, di impostazione letteraria, Giuseppe Langella si occupa delle figure dell'esilio e della terra promessa; dal canto suo Daniele Garrone prende in considerazione con acribia il confronto tra il Mosè biblico e quello che emerge dalle varie versioni del Mosè rossiniano; infine Piero Stefani propone un raffronto tra i modi in cui i testi biblici narrano l'esilio babilonese e la maniera in cui Temistocle Solera lo presenta nel libretto del Nabucco verdiano.
   

Milka Ventura (ed.), E Dio sorrise. Nella Bibbia e oltre. Prefazione di Paolo De Benedetti, 2014, pp. 95, € 11,00.

Il testo contiene tre relazioni (Garrone, Neri, Naso) provenienti dal convegno di Biblia: "E Dio sorrise. Ironia e riso nella Bibbia", Firenze 21-22 aprile 2012. I contributi sono preceduti da una prefazione di Paolo De Benedetti e integrati da alcune considerazioni sull'umorismo ebraico scritte da Piero Stefani. Come Dio possa sorridere guardando questo suo mondo, fa parte del mistero divino. Si può però abbozzare un tentativo di spiegazione: forse anche per Dio l'opposto del sorriso non sono le lacrime, ma l'insensibilità. Nello specifico Daniele Garrone si occupa di «Ridere e irridere nella Bibbia ebraica», Camillo Neri affronta il tema interrogativo «Si ride ad Atene e si piange a Gerusalemme?», infine Paolo Naso prende in considerazione un argomento collocato in un ambito tipicamente americano: dall'ironia puritana di Mark Twain e a quella postmoderna dei Simpson.
   

Piero Stefani (ed.), La voce di Dio. Chiamate e vocazioni dalla Bibbia a oggi. Prefazione di Piero Stefani, 2015,  pp. 77, € 10,00.

La voce di Dio chiama? Se non lo avesse fatto, la Bibbia semplicemente non sarebbe. Almeno di ciò erano profondamente convinti tutti gli autori biblici. Ce lo mostra con finezza Jean Louis Ska nel suo intervento «Chiamare ed essere chiamati». La chiamata ha anche una valenza teologica di grande rilevanza specie se radicata nel terreno biblico, per convincersene si legga il contributo di Serena Noceti che prende lo spunto da parole diScrittura: «Hinneni, eccomi!». E oggi come si presenta questa realtà? Di ciò parla con autentica sapienza monastica Stefania Monti, presidente della monache clarisse cappuccine, attraverso una serie di considerazioni dedicate al discernimento della chiamata. Il riferimento alla vocazione è costante anche nel protestantesimo. Lo è in particolar modo in relazione al lavoro. Di questi temi propone una sintesi magistrale Mario Miegge, in quello che è stato uno dei suoi ultimissimi interventi prima della scomparsa avvenuta nel marzo del 2014.

 

 

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